quandoilpensierosuperailgesto.it | il manifesto del pensiero
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LA SUPERIORITA’ DEL PENSIERO SUL GESTO TECNICO

Per “pensiero” i Boga intendono la loro Idea che è rappresentata, in varia misura, e sotto diversi aspetti, come elemento fondamentale del Vivere e responsabile e presente in ogni singolo attimo. Il “pensiero” dei Boga viene riferito all’adesione di idee comuni, pensate all’unisono. L’idea principale del “pensiero Boga” è l’unità trascendente delle e nelle forme, dei e nei colori, dei e nei contenuti, del e nel vivere quotidiano, delle religioni e delle forme, con le quali per le più diverse i Boga entrano in rapporto con le cose terrene e anche, ma soprattutto, con il divino (v. “Contasecoli”). Unità trascendente significa che la Fede, il Vivere, il Lavoro, la Famiglia che trasumana ed eternizza chi la possiede, è stata data da Dio che l’ha trasmessa all’umanità e ai Boga alla creazione, cioè con Adamo ed Eva. Questa è la Weltanschauung propria del “pensiero” Boga.
Il superamento concettuale della pittura, della scultura e dell’arte come solo ed esclusivamente gesto tecnico, visibile, tangibile, ma molte volte non colto nell’immediatezza dello sguardo.

Già ai tempi dei grandi Maestri, c’era l’Idea, l’abbozzo e la rifinitura della bottega, non già umile, ma viceversa espressione di grande genialità nella Manualità e Artigianalità. L’età ultima (II e III millennio) è l’età della confusione, del Kaos, delle funzioni nella società, sempre più spesso inutili, e di conseguenza anche l’età della confusione delle religioni, dei culti e delle sette, cioè la presa di possesso dell’irrazionale (gesto tecnico, istintivo) che tende
a scalzare il razionale, cioè il pensiero.

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Il processo contemporaneo di espansione e mescolanza delle forme religiose e di una pseudo-cultura non è che il naturale effetto della regressione e della decadenza. In questo senso ogni tempo e ogni spazio è distinto da ogni altro per la sua qualità, la sua direzione e il suo orientamento, che ne fanno il ricettacolo adatto per certi atti e certe azioni e non per altri di una qualunque natura. C’è un tempo sacro, e una geografia sacra. La conseguenza di questo è che una forma religiosa ha un suo tempo prefissato fin dalle origini, e uno spazio di diffusione predeterminato con altrettanta necessità. Questo comporta inoltre che l’invasione di una forma religiosa e della pseudo-arte nel tempo e nello spazio propri di altre forme religiose abbiano carattere antitradizionale, comportando una inevitabile contraffazione e adulterazione delle forme stesse, che invadono l’ambiente storico, culturale, politico e geografico di un’altra forma.
Da queste premesse nasce la degenerazione e il proselitismo nella degenerazione stessa, cioè un tam-tam solamente emulativo e mai frutto di pensiero, se non quello speculativo, dove l’ARTE si trasforma in COMMERCIO. Si comprende quindi come il proselitismo sia condannato da parte dei pensatori della tradizione, da qualunque parte esso provenga.
A maggior ragione il proselitismo nell’arte, con le sue correnti, ha avuto il suo culmine dopo la metà del XX secolo, non dicendo e proponendo il Nulla nelle opere, ma con la mera dialettica, non sempre negativa, ma nel caso dell’arte in spregio alla più banale sensazione che violenta le persone meno colte.

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L’IDEA AL CENTRO DEL PENSIERO

Le componenti essenziali del manifesto artistico

100%

IDEA

80%

VISIONE CREATIVA

60%

TECNICA

40%

MARKETING